LA TEORIA

Alcuni principi dell'interpretazione

Il ruolo dell'interprete

Un codice etico di base per gli interpreti

Definizioni

FAQ - Domande frequenti

LA PRATICA

Prepararsi a fruire di un servizio d'interpretariato

Parlare attraverso l'interprete

Situazioni difficili

SCHEDE TECNICHE

Organizzare un servizio d'interpretariato

Parlare attraverso l'interprete

Valutazione degli interpreti

Cosa NON dire o fare


INTERPRETAZIONE

Traduzione o interpretazione?

Si tende spesso a confondere i due termini perche' entrambi implicano la trasposizione di un messaggio da una lingua all'altra.

L'interpretazione avviene oralmente e "in diretta". La traduzione, invece, per iscritto e "in differita". Per questo motivo, gli interpreti sono piu' visibili e facilmente identificabili. A differenza di quanto pensano i piu', non si tratta di una trasposizione pedissequa parola per parola, ma di una elaborazione. L'interprete ascolta le frasi dell'oratore pronunciate nella lingua di partenza, le rielabora sulla base delle caratteristiche morfologiche e sintattiche della lingua di arrivo e dei riferimenti culturali di cui � in possesso e pronuncia un proprio discorso che per contenuti, registro, lessico e sintassi e' equivalente a

simultanea_microfono

quello dell'oratore. La formulazione del suo messaggio e' il piu' possibile simile a quella che utilizzerebbe un madrelingua che volesse esprimere gli stessi concetti, utilizzando lo stesso registro, ma non necessariamente le stesse parole.

Un esempio tipico a questo riguardo viene dai modi di dire: mentre in italiano diciamo
sta diluviando per indicare un momento di pioggia forte, in inglese dovremo dire it is raining cats and dogs (letteralmente, piovono gatti e cani).

Combinazione linguistica

Come per altre professioni, anche l'interpretariato possiede un proprio vocabolario, che e' utile rendere noto anche ai non addetti ai lavori.

La Lingua A
La cosiddetta lingua A e' assimilabile alla lingua madre e corrisponde in generale alla lingua verso cui si traduce con maggior facilita'.

La Lingua B
La lingua B, o lingua attiva, si puo' considerare la seconda lingua di un interprete ed e' in generale quella verso cui si traduce. Se un interprete di madrelingua italiana interpreta a favore di anglofoni in una conferenza, l'inglese sara' la sua lingua B.

La Lingua C
La lingua C, detta anche lingua passiva, e' invece quella che l'interprete comprende alla perfezione e che interpreta verso la lingua A, ma non parla allo stesso livello. Non e' inconsueto che un interprete abbia piu' lingue C.

Un esempio di combinazione linguistica per l'interprete Mario Rossi puo' essere:
Italiano - A (lingua madre)
Inglese - B (lingua verso cui si interpreta a partire dalla lingua A)
Spagnolo, Francese - C (lingue dalle quali si interpreta verso la lingua A)

In ogni caso, non si interpreta mai in maniera "incrociata". Mario Rossi, quindi, non trasporra' mai in inglese un discorso pronunciato in lingua spagnola. In generale, la lingua dalla quale si interpreta e' detta lingua di partenza (o LP), quella verso cui si interpreta e' detta lingua d'arrivo (o LA).

Per ulteriori dettagli sulla combinazione linguistica, si puo' visitare questa pagina.

Tipi di interpretazione

Siamo abituati a "sentire" la voce dell'interprete, mentre in sottofondo sentiamo appena la voce dell'oratore, oppure lo vediamo prendere appunti su un bloc notes, mentre e' seduto a fianco di chi parla.

Nel primo caso si utilizzano apparecchiature tecniche e si parla di interpretazione simultanea. L'interprete sara' seduto in una cabina insonorizzata, insieme ad un/una collega e ascoltera' in cuffia quanto l'oratore dice, interpretandone le intenzioni e trasferendo il messaggio attraverso un microfono con un ritardo di qualche secondo, chiamato decalage. Il decalage serve all'interprete ad ascoltare la frase pronunciata dall'oratore e a trasformarla in maniera coerente con quanto l'oratore sta dicendo. Si verifica un processo di sdoppiamento cerebrale: mentre un emisfero cura la produzione orale nella lingua d'arrivo, l'altro emisfero ascolta la frase successiva e la memorizza. L'attivita' e' piuttosto stancante e per questo motivo, laddove si prevede che l'attivita' di interpretariato duri piu' di 20-30 minuti, e' assolutamente obbligatorio prevedere la partecipazione di due interpreti che possano alternarsi. A questo riguardo, ci sono alcune cose da non dire o non fare.

Nel secondo caso, invece, si parla di intepretazione consecutiva, che non richiede particolari accorgimenti se non un bloc notes sul quale l'interprete annota quanto l'oratore sta dicendo secondo un preciso schema. Al termine dell'esposizione (si puo' arrivare ad annotare porzioni d'intervento fino a 8-9 minuti), l'interprete torna alla prima pagina dei propri appunti e li "rilegge" esprimendosi nella lingua d'arrivo.

Quando vediamo un interprete che parla all'orecchio di un delegato in una riunione, possiamo essere quasi certi che sta facendo dello chuchotage, una forma di interpretazione la cui tecnica e' simile a quella della simultanea e che viene sussurrata all'orecchio dell'interessato. E' il caso dei colloqui tra due alte personalita'.

Per ulteriori dettagli sui tipi di interpretazione, si puo' visitare questa pagina.